lunedì 9 novembre 2009

Matrimonio

Il mio caro amico Paolo si è sposato da un mese, e non so come e non so perché questa mattina in cui sono rimasto a casa malato mi è saltato al computer questo pezzo:
"Allora Almitra di nuovo parlò e disse: Che cos'è matrimonio, maestro? E lui rispose dicendo: Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre. Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni. E insieme nella silenziosa memoria di Dio. Ma vi sia spazio nella vostra unione. E tra voi danzino i venti dei cieli. Amatevi l'un l'altro, ma non fatene una prigione d'amore: Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime. Riempitevi l'un l'altro le coppe, ma non bevete da un'unica coppa. Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane. Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo, come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale. Donatevi il cuore, ma l'uno non sia di rifugio all'altro, poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori. E siate uniti, ma non troppo vicini; Le colonne del tempio si ergono distanti, e la quercia e il cipresso non crescono l'una all'ombra dell'altro."
Naturalmente i più di voi sapranno che è un pezzo de Il Profeta di Khalil Gibran.
Mi è venuto in mente proprio Paolo (beh, anche Noemi ormai) perché mi raccontò che alla celebrazione del matrimonio è stato letto un pezzo de Il Profeta, e mi sa che questo potrebbe esserlo, lo lessi parecchi anni fa e mi ripromisi di leggerlo. Dice cose assolutamente semplici e banali forse ma non così diffuse. Sarà anche capitato sotto mano "per caso" in questi giorni per motivi che ai più sono sconosciuti.
Leggendo queste poche righe mi chiedo se un giorno troverò ciò, e la risposta è semplice: si, certo! Sono cocciuto e so che se mi metto troverò quello che voglio, non so ancora bene cos'è ma lo riconoscerò e lo so bene. Magari è una persona che conosco già, o una persona con cui non ho ancora incrociato il cammino ma è qui. Intanto dedico a Noemi e Paolo un augurio, la fonte di tali parole le potete immaginare benissimo:
"I vostri figli non sono figli vostri.
Sono figli e figlie della sete che la vita ha di sè stessa.
Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,
E benché vivano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro amore ma non i vostri pensieri:
Essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
Esse abitano la casa del domani,
Che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro,
Ma non farvi simili a voi:
La vita procede e non s'attarda sul passato.
Voi site gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti.
L'arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito,
E vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell'arciere;
Poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell'arco."

Copyright foto di Jeff Babineau

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